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Massimo Rocchi - poeta della risata

Entra in scena ed è subito protagonista; anche quando bisbiglia sprizza vitalità e fa vibrare tutt'intorno. È un attento osservatore del genere umano, ovunque si trovi: in Italia, Francia, Svizzera, Germania, o fra il pubblico. Ha studiato lingue e teatro, anzi ha studiato le culture. È un mimo eccellente e un attore di altissimo livello; si è diplomato all'«Ecole Internationale Marcel Marceau» e ha studiato teatro alla facoltà di lettere e filosofia dell'università di Bologna.

Oggi, chi vede Massimo Rocchi sul palcoscenico non può fare a meno di ridere. Ma non è un riso perfido, che si beffa degli altri, né un riso imbarazzato o represso. Non parte dall'intelletto, ma sgorga dall'intimo, in un moto inarrestabile ed esplosivo.  È un riso liberatorio e salvifico di chi si beffa di sé stesso. Massimo Rocchi gioca con le lingue come con le sue identità, racconta eventi fantastici e assurdi, rapisce gli spettatori nell'irreale e poi li fa precipitare nel quotidiano. Sulla scena va sempre al «massimo». Il fisico, il viso e l'apparato fonico sono un insieme di muscoli allenatissimi e in perfetta sintonia tra di loro; la massima abilità mimica e gestuale gli permettono di passare agilmente da un ruolo all'altro e di svolgerli tutti contemporaneamente - aquila o cammello, calciatore e insieme squadra, protagonista e spalla al tempo stesso.

Massimo Rocchi, nato a Cesena e residente a Basilea, è un comico, non un intrattenitore o uno che racconta barzellette. E la differenza è sostanziale, come spiega Rocchi stesso: «Penso che la differenza fra un atto comico e una barzelletta sia la seguente: la barzelletta è divertimento fine a se stesso. Nasce e muore in sé. Un atto comico ha vita lunga e il comico stesso è la prima vittima della situazione. Il comico che amo è quello capace di rivelare, senza riserve, innanzitutto la propria stupidità.» Forse questo spiega come mai restiamo affascinati davanti a un comico, ma non lo saremo mai davanti a un intrattenitore che racconta barzellette. Su DIE ZEIT Roger de Weck spiega il fenomeno Massimo Rocchi in poche parole: «Ama il genere umano. Ci eleva e ci fa cadere, così come siamo.  Cattivo, infinitamente tenero, sorprendente, irresistibile: Massimo Rocchi.»

(Hilde Weeg)

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