Il cabarettista Massimo Rocchi presenta «RocCHipedia» (La Rivista, Gennaio 2010)
«L'identità non è un'automobile o un
reggiseno, è un'anima»
RocCHipedia è il titolo dell'ultimo spettacolo del cabarettista Massimo Rocchi. È il suo omaggio alla cultura svizzera; una satira della storia della Confederazione che ha inizio nel lontano 1291 quando - secondo la narrazione tradizionale - i tre rappresentanti di Svitto, Uri e Untervaldo s'incontrano sul Grütli, «per godersi una bella grigliata», come spiega Rocchi, «poiché era una bella giornata, decisero di fondare un'associazione: la Confederazione Elvetica»
La vita artistica di Massimo Rocchi negli ultimi quindici anni ha percorso un processo di transizione: nel suo spettacolo äuä del 1994 ha preso a modello il tipico italiano migrante che s'imbatte in una cultura nuova. Il secondo grande spettacolo Circo Massimo era una parodia tra l'identità italiana e quella svizzera. Nel programma attuale, RocCHipedia, il cabarettista entra in scena da svizzero.
Massimo
Rocchi, adesso che sei diventato svizze- ro, cosa ci si può aspettare come
prossimo passo?
Magari
divento marocchino (ride). Per il momento ho talmente tanto da fare con l'identità
svizzera. Pensa, ho 52 anni e da 14 anni sono svizzero. Ringiovanisco. La
burocrazia svizzera fa miracoli!
La tua
identità svizzera, è un'identità personale o artistica?
Tutt'e
due. Il mio lavoro sul palcoscenico è una miscela di vita e fantasia. Di cosa è,
e cosa potrebbe essere. In äuä ho rappresentato l'incontro di un
italiano con l'estero e con le lingue straniere: l'abbandono della madrelingua.
Mentre in Circo Massimo ero un piccolo mostro, un ibrido, metà italiano,
metà svizzero: uno "svitaliano". RocCHipedia è il ritratto di uno
svizzero nuovo, non nato qui, ma che qui ama vivere. Una novità, un pezzo non
da museo, ma un ultimo prodotto di una cultura che dà alla luce lo svizzero
moderno.
In
parole povere: tu non rappresenti più il classico italiano migrante che lascia
il suo paese per motivi economici.
No. Il
classico italiano arrivò qui e costruì, se mi permetti, quasi tutto. Dormiva in
baracche, non poteva avere i figli con se. Ora questa persona, o i suoi eredi,
sono datori di lavoro, qui in Svizzera. Sono imprenditori, impiegati e direttori.
Alcuni di loro senza passaporto svizzero. È una ingiustizia insopportabile. È
ora di finirla con "secondo" o "terzo". Non è mica un campionato
di curling. Sono svizzere e svizzeri, se vogliono. Ecco, questo è pure uno
degli stimoli del mio nuovo spettacolo.
Continua
pure...
...guarda,
quando incontro svizzeri all'estero e chiedo loro da dove vengono, nessuno
risponde: «sono svizzero». Senti dire: «io vengo da Rapperswil»,
o «da Luthry», o «da Losone.» Si sente vergogna nel pronunciare
la parola: «Svizzera». Ora è anche peggio (ride).
Perché?
Pare
che siamo diventati quelli che hanno provocato la crisi del mondo bancario. È
vero, qui tutti hanno conti, dai dittatori agli artisti di circo. Della
Svizzera ci si fida, meno gli Svizzeri di se stessi. È una situazione comica.
Insomma diciamo così: se una mamma porta il figlio al mare dove l'acqua è più
pulita, i benestanti portano i soldi nel paese più sicuro (ride).
Puoi
spiegare che tipo di problema procura dire: «io sono Svizzero»?
Un
italiano, un francese e anche un tedesco: tutti dicono con fermezza il nome
della nazione di appartenenza. Lo svizzero molto meno. Per carità, siamo liberi
di dire ciò che vogliamo. Ma il passaporto non puoi usarlo per convenienza. Ti
leghi a delle leggi e ad una storia. Io non potevo fare finta di non essere
svizzero, e di continuare a fare l'italiano. Sai, a me succede che, dopo due
settimane in Italia, dico: «Ich fahre zurück». Torno a casa, che è la
Svizzera. L'identità non è un'automobile o un reggiseno, è un'anima. Mamma mia,
ora sono troppo serio, eh?
La
Svizzera è il paese dove hai messo le radici, dove interagisci con la gente ed
esprimi la tua opinione.
Esatto.
Ora in Italia c'è un gran casino, ma questo è normale, pare che il casino sia
l'origine della vita. A Ginevra al CERN (Organizzazione Europea per la Ricerca
Nucleare - ndr) provocano proprio quella reazione che potrebbe aver dato
origine alla vita. L'Italia è una cosa di tutti i giorni.
Ma il
problema è il seguente: mia madre ha bisogno di assistenza continua, fisica e
psicologica. Maria e Lilia, ucraine, e Lula, rumena, si alternano con mia
sorella per regalarle una vecchiaia sere- na. Senza queste extracomunitarie mia
madre dovrebbe vivere in un ospizio puzzolente, in attesa dell'ultima ora.
Allora
che succede? Queste tre donne che lavorano, guadagnano e pagano le tasse in
Italia, non hanno diritto al voto. Mentre io, italiano di nascita, e ora
praticamente un turista in Italia, ho tutti i diritti. Ma lo trovi giusto?
Chi o
che cosa ti fa sentire svizzero?
I
cantieri delle autostrade, che di giorno sembrano dei mercati dei marocchini,
di notte delle discoteche di Riccione.
È
difficile essere svizzero?
È
impegnativo. In Italia mi dicono: «è facile per voi in Svizzera, voi
guadagnate il triplo di quello che guadagniamo noi». Sì, ma qui i maestri e
i professori lavorano anche il triplo, e pagano tutti le tasse. In Italia chi
paga le tasse è un fesso. I bambini arrivano a scuola alle nove, con mezz'ora
di ritardo, perché devono vedere la televisione. Le mie figlie si alzavano alle
sei e mezzo per andare a scuola a piedi. Le lezioni iniziavano alle sette e un
quarto.
La
Svizzera è un paese con diverse culture, e ciascuna di esse ha le proprie
particolarità.
Sì,
esatto, diverse culture e religioni.
E come
fai, quando ti rechi a Ginevra o a Losanna per presentare il tuo spettacolo?
Presumibilmente non proporrai lo stesso programma di Zurigo o Basilea.
Il mio
testo si adatta, ma non perde l'affilatura; ho una lama, e la mantengo
affilata. Dico di me e a me «Tschingg». Mi fa sentire «negro». Mi
dà una grande libertà. Tolgo un peso a me e agli altri. Li disarmo.
Con la
speranza di anticipare una possibile offesa nei tuoi confronti.
Desidererei
togliere un po' di paura. In tedesco uso dire: «Die Wörter befreien (liberare
le parole)».
Paura
di che cosa?
La
paura nella savana fa sopravvivere: la paura più grande che l'uomo ha nella
società è sempre e solo di se stesso.
Torniamo
alla Svizzera: sembra che qui funzioni tutto?
Funzionano
molte cose, ma ci sono tante ragioni. Una è quella che lo svizzero non aspetta
il lotto. Si alza e fa.
E in
Italia, funziona?
Mi
vuoi fare perdere l'appetito? Politicamente non mi interessa. Solo due politici
mi interessano: Fini e Violante. Il dato di fatto è che la maggioranza degli
elettori elegge per tre volte la stessa persona, mi fa pensare. Ho deciso il
silenzio, per rispettare la storia che un paese si dà. Ci sarà del buono anche in questa esperienza. Lutero diceva «Aurum in stercore quero». Non
mi far tradurre.
Le tue
parodie prendono di mira anche i membri del Consiglio Federale. Non sei mai
stato criticato per questo?
Non
sono un politico che ha bisogno di consensi. Sono un cane sciolto, e la libertà
costa cara, più della pace. Interessante è constatare che il mio pubblico è
fatto anche da chi sostiene certi politici. Non lo trovi divertente?
La
tournée è in pieno svolgimento. Sono previste, tra l'altro, date a Berna,
Langenthal e Frauenfeld. Parliamo di Berna, che cosa rappresenta per te la
capitale svizzera?
Ah,
Berna! Il luogo in cui tutto è cominciato, era il 1986. Berna per me è come il
Gottardo per la Svizzera.
Massimo
Rocchi - un artista in piena carriera
Il
cabarettista ha frequentato il liceo a Cesena, prima di intraprendere gli studi
in Lettere e Filosofia all'Università di Bologna nel 1977. L'anno seguente si è
trasferito a Parigi per terminare gli studi alla «Ecole Internationale Marcel
Marceau». Oggi Massimo Rocchi è conosciuto dal grande pubblico grazie ai suoi
spettacoli Äuä e Circo Massimo. Attesissimo il suo nuovo
spettacolo attuale RocCHipedia, che a Zurigo ha fatto il tutto esaurito.
La Rivista n. 1, Gennaio 2010, di Luca D`Allessandro


